Agesci nazionale Agesci Sicilia Zona dello Stretto
Branca L/C
Branca E/G
Branche R/S
Capi
Protezione Civile
 
ZONA DELLO STRETTO
Home
Comitato ed Incarichi
Gruppi
Eventi
Documenti
Rassegna Stampa
Villetta B.P. 
News in Pdf 
 
BRANCHE
Branca L/C
Branca E/G
Branca R/S
 
ALTRO
Campi formazione
Protezione Civile
Pace
Non violenza
Solidarietà
Arcidiocesi
 
MASCI
Comunità
 
CALENDARIO EVENTI
 
LINK
AGESCI.org - Sito nazionale
Campo Regionale 2012
Rivendita scout Cooperativa La Nuova Zagara
MASCI Sicilia
Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie
Dipartimento della Protezione Civile
Progetto Baobab
Forum del Terzo Settore
Siti Cattolici Italiani
Centro Servizi per il Volontariato
Rete Lilliput - Per un'economia di giustizia
TuttoScout - Gli Scout in Italia
Portale del Progetto OpenScout
 
CONTATORE ACCESSI
740127
 
30 Aprile 2007

S.E. il Cardinal Martino al Consiglio Generale dell'Agesci

Il discorso pronunziato dall'alto prelato al Consiglio Generale di Bracciano

 S.E. il Cardinal Martino al Consiglio Generale dell

Il discorso pronunziato dall'alto prelato al Consiglio Generale di Bracciano Il Vangelo di questa domenica ci presenta Gesù come il nostro pastore, come la nostra guida, come colui che da la vita per noi. Di lui ci possiamo fidare. La figura del pastore non è più tanto familiare ai cristiani di oggi, ma per chi ascoltava Gesù nel tempio di Gerusalemme - la maggioranza era di pastori - la figura del pastore era ben conosciuta: l'amore e il sacrificio quotidiano, la condivisione del cammino e delle soste, la fame, la sete e il riposo sotto le stelle. La vita del pastore si identificava con quella delle pecore e le pecore avevano sicurezza e crescevano perché il pastore le guidava, le chiamava, le conosceva, le amava. Noi scout abbiamo una conoscenza migliore dei pastori e delle pecore, che vediamo nei nostri campeggi e nelle nostre uscite. Ma in genere, la gente è abituata a vedere i pastori nel presepio e a conoscere le pecore, per l'uso che si fa della morbida lana. Gesù buon pastore suscita in molti una immagine romantica, bucolica, ma non autentica. Infatti, l'episodio del Buon Pastore, letto nel suo contesto, acquista sfumature particolari, permeate di una certa conflittualità. Gesù aveva appena dato la vista ad un ceco dalla nascita, proclamandosi luce del mondo in un mondo di cechi. La reazione dei capi che guidavano il popolo è immaginabile. Ora passeggiava nel tempio nel giorno della dedicazione, che ricordava come Giuda Maccabeo, aveva strappato il tempio al re pagano che l'aveva profanato. Gesù era lì per rivendicare al Padre suo e a se stesso, unico figlio legittimo, il diritto sul tempio; ma siccome i responsabili del tempio non lo riconoscevano, Gesù li rinnega: egli sarà il pastore che porta via da quel tempio - diventato prigione - le pecore per pascoli aperti. Carissimi fratelli Scout, un tempio chiuso in se stesso soffoca: il tempio deve essere un punto di sosta e di incontro per uscire poi con slancio verso orizzonti e pascoli di vita. Il luogo dove si incontra la vita, dove Dio si manifesta non è il tempio ma Gesù. Lui solo può dare luce e vita, essere guida e sostegno: lui è la porta, l'unica possibilità, l'unica alternativa a un nuovo modo di essere, di vivere, di realizzarsi, di essere felici, di uscire ed entrare in libertà. Gesù inaugura, così, il nuovo e definitivo passaggio del popolo di Dio; accolto da quelli che l'accettano (le pecore che conoscono la sua voce) e rifiutato da quelli che si ostinano a rimanere chiusi in se stessi, egoisti e gelosi, autosufficienti e presuntuosi.
Estote parati! Conosciamo bene questo invito perché è il nostro motto da sempre. Siate pronti! Si, ad ascoltare la voce del Pastore che ci ama e ci aiuta a discernere quale sia la sua volontà, pronti ad intraprendere la strada sulla quale Egli vuole che camminiamo ed operiamo per essere suoi testimoni e annunciatori del Suo vangelo di vita e di giustizia e di pace. Nel libretto che vi accompagna in questo Consiglio Generale del Centenario vi siete proposti di riscoprire tre grandi atteggiamenti del nostro essere scout: la pazienza, come stile di vita che diventa capacità di accompagnare il nostro impegno educativo nel rispetto dei tempi di crescita delle persone; la fiducia, come stile di rapporto interpersonale tra di noi, coi nostri ragazzi e le loro famiglie, con il mondo esterno; il coraggio di testimoniare la nostra appartenenza scout, nella consapevolezza di avere al nostro fianco il Signore che ci guida e ci accompagna. Pazienza, fiducia e coraggio sono le virtù necessarie per osservare e mettere in pratica la nostra Promessa scout: Prometto sul mio onore di fare del mio meglio per servire Dio, la Chiesa e la Patria, aiutare il prossimo in ogni circostanza e osservare la legge scout. Se non abbiamo pazienza, prima con noi stessi e gli altri, se non sappiamo aspettare; se non abbiamo fiducia in Dio, negli altri ed in noi stessi; se non abbiamo il coraggio di professare la nostra fede, saremo incapaci di prestare il nostro servizio a Dio ed al nostro prossimo, alla Chiesa ed alla Patria, e la Legge scout non ci dirà più nulla. Carissimi amici e fratelli scout, il cieco guarito dice: "Io credo, Signore". Le pecore ascoltano la sua voce. A costoro il pastore da la vita eterna, che dura per sempre, perché supera la morte. D'altra parte, nessuno potrà strappare le pecore dalle mani di Gesù, perché egli è il pastore che le difende dai lupi, dagli assalti e dai ladri. Gesù non è come i pastori mercenari, che fanno il loro mestiere solo per denaro e, quando c'è un pericolo, pensano solo a salvare la propria pelle. Gesù è il pastore che dà la vita.

Fuori dalla allegoria cogliamo la rivelazione del mistero e della festa che oggi viviamo, prospettandoci un magnifico programma per lo scoutismo cattolico. Gesù ci ha invitati al tempio. Qui lo incontriamo. Ma Gesù ci dà appuntamento qui perché poi usciamo con lui. Qui è sempre l'appuntamento necessario per incontrarlo. Ma poi bisogna uscire. Camminare con lui, investire con lui progetti di crescita e di sviluppo. Il patrimonio di grazia che ci è affidato non è solo per noi. Dopo esserci comunicati al corpo e sangue di Cristo, bisogna uscire con Gesù, senza dimenticare che resta con noi. Uscire con Gesù e manifestarlo, dirlo a tutti. Se la nostra vita ha un senso, una gioia diversa, se la nostra esistenza ha serenità, fiducia, coraggio, semplicità è perché Lui è con noi in famiglia, a scuola, sul lavoro, nel tempo libero, con gli amici. I Vescovi Italiani nel messaggio inviato all'AGESCI per questo centenario raccomandano la chiarezza e la genuinità della nostra professione di fede, che è la strada maestra per saper accogliere veramente e offrire il meglio di noi stessi a chiunque voglia condividere con noi un tratto del cammino. Questa testimonianza non sarà sempre ben accolta. Provoca conflitti perché provoca uno spostamento di prospettiva degli ideali, progetti, impegni... Se facciamo comunione con Gesù, facciamo comunione anche col Padre perché, dice Gesù, "io e il Padre siamo una cosa sola". Allora i nostri pensieri non sono più i nostri, ma quelli di Dio, del Padre e di Gesù, i nostri desideri, le nostre attese, i nostri sforzi, le nostre gioie, sono quelli di Dio, del Padre e di Gesù. Carissimi, ecco il programma anche per i prossimi cento anni dello scoutismo: portare con noi Gesù; portarlo nelle famiglie, per le strade della nostra comunità e nei luoghi dove si vive, si lotta, si spera, si piange e si gioisce perché Dio sia tutto in tutti e nessuno si senta solo, e tutti abbiano forza di camminare, gioia di sperare, volontà di donare. Che Dio vi benedica!

Renato Raffaele Card. Martino
Presidente dei Pontefici Consigli della Giustizia e della Pace
e per la pastorale dei Migranti e degli Itineranti


Torna alla pagina principale