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29 aprile 2011

A tutti i capi della zona

Carissime sorelle e fratelli, capi della Zona dello Stretto,
a poche settimane dall'evento di Zona dedicato al Centenario dello Scoutismo Siciliano, desideravamo condividere qualche piccola riflessione insieme a voi.
Sicuramente tanti sono i pensieri che, arrivati a questo punto, attraversano la mente di ciascuno di noi e altrettanti sono gli aspetti su cui potrebbe concentrarsi l'attenzione di ognuno. Ritornano alla mente il percorso che, a partire dalla volontà assembleare perfezionatasi ad Ottobre, ci ha condotto sino ad oggi, il notevole impegno profuso da ognuno, i dubbi, le domande, ma anche l'entusiasmo con cui ciascuno di noi ha visto via via definirsi il momento che andremo a vivere il 14 e 15 Maggio.
In particolare, da parte nostra, vorremmo invitarvi ad un paio di considerazioni, le quali prendono spunto proprio dal motivo per cui abbiamo scelto di incontrarci e che va ben oltre una semplice ricorrenza.
"Cento anni dello Scoutismo Siciliano" è un'espressione che richiama alcuni concetti, tutti strettamente connessi al senso profondo di alcune nostre scelte.
Società liquida e epoca delle passioni tristi sono due definizioni coniate di recente e non a caso utilizzate per spiegare l'attuale contesto sociale. Esse, in poche parole, vogliono esprimere e descrivere quel senso di insofferenza, al quale un osservatore attento (come il capo scout) può assistere quotidianamente.
E' quel senso di insofferenza che porta ad inibire le proprie aspirazioni, al fine di scongiurare il rischio di doversi confrontare con un fallimento; è quel senso d'insofferenza che non fa più propendere verso uno stile di vita consacrato ad un sistema di valori, ma che, al contrario, porta a piegare i propri valori per farli entrare a forza in uno stile di vita. E' quel senso di insofferenza che annichilisce l'uomo, suggerendogli di sopravvivere, anziché di vivere e realizzarsi in piena libertà.
E'quel senso di insofferenza che, senza dubbio alcuno, costituisce la nostra sfida più grande!
Allorché dovette scegliere come spiegare ai giovani in cosa consistesse l'attività scout, non a caso Baden-Powell utilizzò il termine "Impresa", il quale è estremamente esplicativo. Al di là di ciò che si vuole realizzare, l'impresa è anzitutto uno stile, un atteggiamento che, in maniera antitetica all'insofferenza, porta a non arrendersi davanti alle difficoltà, ad accettare i propri limiti senza per questo rinunciare al gusto di sfidarli e superarli, a progettare e realizzare qualcosa di apparentemente difficile o, addirittura, impossibile.
A ben vedere, tale stile, tale atteggiamento, che permea l'intera proposta scout e che il nostro Regolamento Metodologico definisce Scouting, assume oggi una portata talmente trasgressiva da configurarsi quasi come essenziale: un atteggiamento di proiezione verso quell'ignoto da cui, invece, gran parte del mondo sembra essere terrorizzata. Ecco che allora i cento anni di scoutismo siciliano non sono più una semplice ricorrenza, bensì l'ostinazione di chi ad un territorio troppo spesso apatico e insofferente, risponde con la voglia di essere protagonista della propria vita e con un atteggiamento libero dalla paura di accedere a quel destino di grandezza che il Signore ha riservato per ogni donna e per ogni uomo.
Visti in tale ottica, i "Cento anni dello scoutismo Siciliano" assumono un significato ben preciso. Essi divengono strumento educativo da utilizzare intenzionalmente, al fine di consentire ai nostri ragazzi di considerare il loro (e nostro) passato un bagaglio, una fonte da cui attingere l'ispirazione necessaria per affrontare la loro sfida più entusiasmante: divenire buoni cittadini capaci di contagiare un atteggiamento di propensione al cambiamento. Questo è il grande obiettivo che ci siamo scelti: "Insieme per costruire la città di domani".
La magia dello Scoutismo risiede, tra l'altro, anche nella sua capacità di fare giocando, ossia di lavorare per qualcosa di grande ed importante, ma con lo spirito di chi non si prende eccessivamente sul serio.
Probabilmente si tratta di una forma di follia che ognuno di noi ha ereditato direttamente da B.P.; non è facile da descrivere, tuttavia proveremo a farlo con le parole usate da Erasmo da Rotterdam nel suo "Elogio della Follia", le quali vogliono, peraltro, essere il nostro augurio di vivere al meglio l'intensità del tratto di strada che ci apprestiamo a condividere:
"C'è un tipo di pazzia che è la cosa più desiderabile di tutte. Avviene ogni volta che un piacevole smarrimento mentale libera l'animo dalle preoccupazioni angosciose e insieme lo imbeve di svariate forme di piacere. Partiti, in verità, sono quegli altri che pensano che una follia così beata e piacevole vada scacciata, come fosse un male."

  Fraternamente
Il Comitato di Zona


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