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4 marzo 2010

50 anni col fazzoletto al collo

Intervista a Padre Gino Cisternino

Desideriamo riproporvi l'articolo, apparso sul n.2 anno 2007 di Stretto Scout, relativo ad un'intervista a Padre Gino

"A Padre Gino Cisternino, vero missionario e testimone di fede vissuta nell'umiltà del ministero sacerdotale. A lui, va la nostra riconoscenza per la fedeltà al metodo scout e per la coerenza e la semplicità dell'animo costantemente vissute e testimoniate ai giovani".
Queste le parole del riconoscimento di benemerenza attribuito il 28 aprile 2007 a Bracciano dal capo scout e dalla capo guida nazionale a padre Gino Cisternino, assistente ecclesiale del gruppo Messina 10. E' proprio con l'umiltà, per la quale anche è stato premiato, che dice di essere contento di questa riconoscenza perché non pensava di essere ricordato a livello nazionale. Più di cinquanta anni fa, padre Gino divenne scout e scelse di essere testimone di fede all'interno dell'associazione.
Un sacerdote che porta dentro di sé la storia dello scoutismo della Zona dello Stretto, testimoniata dalle sue tante esperienze vissute e dai tanti giovani che ha visto crescere secondo il metodo di B.P. e che sono stati aiutati dallo scautismo e mai lo dimenticheranno anche se non portano più il fazzolettone al collo. Padre Gino ha vissuto gli anni difficili della contestazione, quelli del 68, quando molti giovani si sono allontanati dall'associazione e ricorda anche un periodo nel quale si volevano togliere gli assistenti ecclesiali dai gruppi perché la maggior parte non svolgeva il suo compito tanto da non sapere neanche se i propri ragazzi fossero cristiani. Ha vissuto gli anni che lui definisce "del cambiamento", gli anni cioè, in cui l'AGI e l'ASCI si sono fusi per diventare AGESCI. Racconta che i gruppi della nostra zona non erano d'accordo all'unione perché le ragazze avrebbero fatto abbassare il livello scautistico dell'associazione. Padre Gino, invece, sosteneva, anche se con qualche riserva, l'esigenza di unire lo scoutismo in Italia. C'è voluto tempo, spiega, affinché tutto si stabilizzasse. Scavando tra i ricordi personali del nostro assistente, Padre Gino racconta le prime riunioni nel '56 del gruppo scout che vide nascere nella parrocchia di San Camillo, quando i capi di altri gruppi di Messina curavano la formazione di quei giovani che sarebbero diventati nel '58 i primi capi del Messina 10. Ricorda con un sorriso sulle labbra il primo campo estivo nella zona di Gambarie d'Aspromonte, quando il gruppo non aveva ancora le tende e doveva chiederle in prestito.
Padre Gino non è solo assistente ecclesiale di gruppo ma è stato anche assistente ecclesiale della nostra zona. Soddisfatto dell'incarico svolto, parla con piacere di quegli anni nei quali ha lavorato a fianco di Nicola di Bartolo e Fortunato Manti, allora incaricati. In quegli anni ha visto realizzarsi molti progetti e i gruppi dello Stretto agivano in sinergia tra loro. Racconta ancora, con un po' nostalgia, le uscite mensili in ritiro spirituale del comitato di zona che si concludevano sempre con una cena. Alla domanda "Quali sono le esperienze più belle che ricorda della sua vita scout?", il nostro assistente risponde narrando momenti difficili della vita di campo, come per esempio, un campo estivo di reparto dove ha piovuto ogni giorno ma i capi non si sono spaventati e i ragazzi non si sono tirati indietro. Il messaggio che ci vuole lanciare è che sono proprio gli imprevisti e la forza di affrontarli che formano il carattere di noi scout e sono quelli che col tempo si ricordano con più forza e poi, come recita la nostra legge, "Gli scout sorridono e cantano anche nelle difficoltà". Scherzando racconta anche l'esperienza del campo nazionale dell'83, quando il forte vento ha portato via tutte le nuove tende di reparto e l'unica rimasta intatta, tra le tante ormai distrutte, era la sua che era la più vecchia.
<>. Parole che racchiudono tutta la sua fedeltà al servizio e ai valori cristiani che sono alla base dell'Agesci e che dice di non vedere adeguatamente testimoniati dai capi dell'associazione perché non vi è una piena convinzione.
<>. Questo, secondo il sacerdote, è dovuto soprattutto alla mancanza di assistenti ecclesiali a servizio dei gruppi, assistenti che avrebbero un ruolo fondamentale per la crescita dei giovani secondo quanto prevede anche l'Agesci. Padre Gino conclude la nostra chiacchierata con l'invito, rivolto ai ragazzi, ad amare lo scoutismo e capirlo bene fino in fondo perché più lo ameranno, più saranno contenti di essere scout e più daranno un senso vero alla loro vita.

  di Gabriella Cerami
pubblicato su Stretto Scout n.2 anno 2007


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