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16 ottobre 2009

Fango, disperazione, rabbia, sofferenza, rassegnazione, speranza, amore

 Fango, disperazione, rabbia, sofferenza, rassegnazione, speranza, amore

Come puoi riportare per iscritto quello che hai visto e trasmetterlo alle persone della tua comunità.
Tanti e tanti giornalisti si sono succeduti sui posti del disastro e con dovizia di particolari e filmati hanno riempito giornali e televisioni.
Questo è il loro compito perché è giusto che il mondo sappia quello che succede, il perché succede e se è possibile evitarlo in futuro. Ma soprattutto credo sia anche un mezzo per essere vicini a chi ha perso qualcosa se non tutto.
Arrivati sul posto al mattino è già un'immagine che è difficile descrivere.
Sulla nazionale mezzi di soccorso con uomini dell'Esercito, Vigili del Fuoco, Croce Rossa, e tanti altri. Per chi non è abituato alle prime emergenze nei disastri può sembrare uno stato di confusione. Non è così, perché pur nella drammaticità e velocità di intervento ognuno sapeva cosa fare (bloccare la strada, preparare i mezzi per rimuovere il fango, i detriti, le macchine distrutte, predisporre le ambulanze, partire a piedi con barelle e zaini di ps, ecc.).
Raggiungere il paese non è facile perché è tutto coperto di materiale compresi i binari e le strade, ma si arriva lo stesso. Non guardi e non senti le difficoltà da superare, anche se i piedi affossano nel fango, e devi superare tanti ostacoli non facili.
Devi arrivare subito sul posto perché sai che troverai tante persone/fratelli che sono nella più completa disperazione: hanno perso familiari, amici, beni. Case completamente sommerse dalla caduta della montagna e qualcuno dei tuoi cari che forse, là sotto, può essere ancora vivo. Ognuno si dirige presso le proprie "strutture" organizzative per mettersi a disposizione senza recare intralcio, chi resta nella scuola, luogo di prima accoglienza, nell'infermeria, chi aiuta le persone che arrivano o vengono trasportate, chi aiuta a sistemare i morti in una stanza, chi parte con le squadre dei vigili del fuoco a scavare per trovare i dispersi attraverso le indicazioni dei superstiti. Niente ti fa paura o ti mette in difficoltà anche per chi non è abituato a certi spettacoli. E' come se dentro di ognuno ci fosse qualcosa che ti dà la carica e la forza ed allora vai e fai la tua parte. Mentre lavori -dentro di te- pensi alla sofferenza delle persone e che magari un giorno ed in un posto diverso potrebbe toccare anche a te o ai tuoi familiari. Ti rispondi che nessuno comanda la natura e disastri annunciati o no arrivano. E qui scatta anche la rabbia delle vittime del disastro e dei soccorritori (persone comuni): Si poteva evitare? Intanto continui a svolgere il tuo compito e lo fai con amore perché ti senti veramente fratello... E nella sofferenza avverti pure la presenza di Cristo. Sì perché Lui è li con tutti noi e soprattutto con loro. Perché arriva anche il momento della rassegnazione e con il suo aiuto anche la speranza per ricominciare.
Possiamo venire a scavare? Questo mi chiedono per telefono il primo giorno alcuni ragazzi di Milazzo (Scouts, ex Scouts, non Scouts). Cosa dire. Si organizzano con le loro macchine ed arrivano anche loro, con difficoltà, nel paese. Si aggregano con pale e picconi ad una squadra di VVFF e soccorritori e raggiunto il punto più alto, proprio sotto la montagna, dove in mezzo a macerie e detriti si cercano una donna e dei bambini, iniziano a scavare incuranti dei giornalisti e telecamere che dal versante opposto riprendono il posto e la scena. Per tutta la giornata scavano senza sosta e quando vengono chiamati per riposarsi e magari mangiare qualcosa rispondono di no, ringraziano, salutano e vanno via. In silenzio sono arrivati -come tanti altri- ed in silenzio se ne vanno con il cuore contento.
Ed allora da vecchio capo scout ti chiedi e ti rispondi:
"I giovani ci sono" Si ci sono. Siamo noi che spesso non li vediamo "per la loro giovinezza che è ricchezza di beni".

  Gufo Brontolone


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